Giornata dell’Unicità all' I.C. Santa Maria delle Mole, l'intervento della Multiservizi Marino (AEC)


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Ieri, nell'ambito della Giornata Mondiale per la consapevolezza sull'Autismo l'IC "S. Maria delle Mole" ha organizzato la "Giornata dell'Unicità", un'iniziativa volta  a sensibilizzare piccoli e adulti al tema. Nell'ambito della ricca giornata le nostre Silvia Rinaldi e Sabrina Catini del Servizio AEC hanno portato la loro testimonianza attraverso questo intervento che vi proponiamo di seguito

“L’UNICITA’ UNISCE”

PREMESSA

In occasione della “Giornata per l’Unicità” promossa dall’I.C. Santa Maria delle Mole, la responsabilità di approfondire noi stesse e far approfondire ad altri i vari significati sottesi alla parola “unicità, unico” risulta per le scriventi fondamentale, seppur non di semplice missione. Partendo da un analisi etimologica del termine, il sostantivo “unicità” deriva dal latino unicus ed ha tra i suoi vari significati i seguenti:

- Solo nel suo genere;

- Raro;

- Eccellente.

Ictu oculi, che ciò che è permeante è la profonda valorizzazione di quelle che sono le caratterizzazioni di ciascuno di noi, e anche in considerazione della particolare data scelta dall’I.C. Santa Maria delle Mole per celebrare l’unicità (il 02 Aprile ricorre la giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo), la nostra esperienza come professioniste operanti nel settore della diversa abilità, in collaborazione con le famiglie, con il personale AEC, con gli Enti Locali, con le Asl, e le agenzie educative scolastiche, ci porta a evidenziare quanto segue.

Essere unici, diversi, rari, o eccezionali ovviamente non è riferito solo alle nostre diverse caratterizzazioni fisiche, bensì e più importante, al nostro unico modo di elaborare gli eventi, all’unicità delle esperienze che viviamo, alle specifiche e soggettive interpretazioni che supportano il nostro modo di pensare e “sentire” a livello emotivo. Non esistono quindi piccole unicità, e grosse unicità, così come non esistono grosse diversità e piccole diversità.

L’unicità è unicità e che ciò che ci accomuna è proprio il nostro essere ognuno di noi diverso l’uno dall’altro.

In considerazione di questo, è etologicamente utile per ogni società saper accogliere e valorizzare le specifiche “unicità” di cui la popolazione è portatrice. Ciò è ancor più rilevante nell’ambito delle “diverse abilità”. L’Italia in questo è stata una nazione precorritrice a livello legislativo della tutela dell’unicità, basti pensare alla Legge n.118 del 1971 in cui venne ufficializzato l’inserimento dei minori “invalidi” nelle scuole, per passare alla Legge n. 517 del 1977 in cui si pose l’accento sulla “presa in carico” degli alunni “portatori di handicap”, sull’assegnazione nelle classi di docenti “specializzati” e sulla necessità di realizzare interventi individualizzati.

Ma è nel 1992 con la Legge Quadro n.104 compendiatrice di tutti gli interventi legislativi precedenti che si assiste alla svolta significativa, avendo inserito il diritto all’integrazione tra i diritti fondamentali della persona e del cittadino. A livello scolastico con la Legge n. 59 del Marzo 1999, la Legge n. 30 e con il DPR n. 75 del 2000 è stata sancita l’autonomia scolastica e la nascita del P.O.F. un ulteriore strumento volto a sostenere il diritto allo studio e all’integrazione di tutti gli allievi.

Con la Legge n. 170 del 2010 si fortifica ancora una volta in Italia l’ottica dell’accoglienza delle “unicità” attraverso l’introduzione di una didattica personalizzata, finalizzata al raggiungimento del successo formativo anche per gli alunni con DSA .

Di nuovo nel 2012 con il D.M. del 27.12.2012 verrà promulgato il concetto di inclusione ( dal latino inclùdere, ovvero “mettere dentro”) estendibile ad ogni alunno che -per varie motivazioni (disagio economico, di cultura e lingua diversa ecc)- possa essere portatore, in un determinato momento della sua vita, di un bisogno speciale e che quindi necessiti di una comunità educante in grado di “riconoscere” quei bisogni ed attivare interventi mirati e specifici in grado di sostenerne il percorso di istruzione, socializzazione ed autonomia .

Anche a livello sanitario si è proceduto per “prova ed errore”. Di fatto la prima classificazione mondiale della sanità risale agli anni ’70 e l’ICD – International Classification of Disease si soffermava ancora sulle “cause” delle varie patologie. Si passò poi all’ICIDH degli anni ’80 in cui ci si riferì all’individuo come in “situazione di handicap” accentuando il ruolo rivestito dall’ambiente, all’ICIDH -2 del 1997 che prendeva in considerazione cosa l’individuo era in grado di fare, piuttosto che cosa non era in grado.

Sul modello dell’ICIDH- 2, nel 2001 l’OMS redige l’ICF che introduce il concetto di “funzionamento” dell’individuo in relazione al contesto (familiare, sociale, lavorativo) che lo caratterizza. Senza la pretesa di essere state esaustive, abbiamo ritenuto utile citare alcuni dei più importanti riferimenti legislativi per rendere evidenti i vari accomodamenti posturali che si sono succeduti a livello normativo, a dimostrazione di quanto l’accoglienza dell’unicità sia tematica discussa e tutt’oggi presente nei vari dibattiti intra e inter istituzionali.

La nostra esperienza, unitamente a quella delle assistenti educative culturali (aec) che attivano quotidianamente buone prassi - in équipe con il corpo docente curriculare e di sostegno - ci porta a sottolineare come sia fondamentale potenziare quei processi di rete che permettano ad ognuno di noi di sperimentare i vantaggi che le nostre unicità portano con sé, rassicurati dal poter contare su un ambiente/collettività formata e preparata ad “accogliere” le nostre
“singolarità”. Come affermava Oscar Wilde “un opera d’arte è il risultato unico di un temperamento unico”.

RIFLESSIONI "GIORNATA DELL’UNICITA’"

Con lo spirito di voler contribuire e partecipare in modo concreto all’iniziativa promossa dall’I.C. Santa Maria delle Mole, ci siamo proposte quale principale obiettivo quello di trasferire, almeno in parte, ai ragazzi le nostre esperienze, creando un dibattito libero all’interno delle sezioni a cui eravamo state assegnate, ovvero la I B, la I C e la I F del plesso di scuola secondaria di primo grado “A. Vivaldi”.  Con noi avrebbero partecipato anche due referenti di una associazione composta da genitori di figli portatori di diverse disabilità denominata “Una Grande Famiglia Onlus”.

Consapevoli che parlare ai ragazzi non fosse una prova semplice né scontata, in particolar modo a giovani appartenenti ad un età evolutiva così delicata come la prima adolescenza, ci siamo “incamminate” con ottimismo verso questa esperienza. Le prime a presentarsi ai ragazzi sono state le due mamme rappresentanti dell’associazione “Una Grande Famiglia Onlus”, con loro i due figli Riccardo (nome fittizio ) e Giorgio (nome fittizio ) affetti da disturbo dello spettro autistico.

Entrambe hanno narrato le loro esperienze in relazione alla sindrome, il loro rapporto con l’autismo le specificità della relazione dei ragazzi affetti da sindrome dello spettro autistico con l’ambiente, la loro unicità nel comunicare. Con un linguaggio semplice e chiaro hanno esposto le criticità, ma anche i punti di forza dei propri figli: la musica ad esempio: infatti Riccardo (nome fittizio) ha dato prova delle sue eccezionali doti come pianista, lasciando i ragazzi stupefatti ed increduli.

Dalla prova al piano di Riccardo (nome fittizio) il dibattito si è colorito di un numero sempre crescente di interventi, ogni alunno ha raccontato delle proprie esperienze mettendosi in discussione, facendo domande, rintracciando essi stessi strategie per fronteggiare la diversità al fine di trasformarla in unicità.

Alcuni di loro ci hanno raccontato come hanno cercato, nelle classi elementari di coinvolgere i compagni affetti da autismo nei giochi e nelle attività, capendo e comprendendo la necessità di offrire loro un supporto.

I ragazzi delle tre classi del plesso ci hanno accolto con entusiasmo, hanno partecipato esponendo le proprie esperienze, il tutto in un clima di assoluta tranquillità e di libero scambio di opinioni. Ciò che è saltato subito all’occhio, è come quanto la capacità recettiva dei ragazzi sia allenata e vigile, pronta a cogliere le diverse sfumature di esperienze ed ambienti.

La maggior parte di loro ci ha “restituito” come sia la mancanza di “conoscenza” a rendere le diversità, di ogni tipo, oggetto di perplessità e dubbio. Se si offre ai giovani, ma potremmo dire ad ognuno di noi, il TEMPO di approfondire una conoscenza, tutto viene inquadrato in una nuova luce. I confini della paura si attenuano, lasciando spazio alla curiosità positiva, allo spirito di iniziativa, e all’integrazione.

Per concludere possiamo affermare che è solo grazie alla socializzazione che tutte le buoni prassi possono prendere forma, trasformando in un opera d’arte - come affermava Oscar Wilde - quel grande cammino che è la nostra vita. Unica ed irripetibile proprio in quanto siamo tutti collegati.